sabato 17 dicembre 2016

E mi innamoro di nuovo di te...

L'altro giorno, mentre sceglievo la musica per la lezione, scorrendo tra la musica nel mio Ipod, un vecchio cd, che avevo comprato ad uno dei primi stage che avevo fatto un numero indefinito di anni fa, si è fatto nuovamente notare. 
La musica è partita e mentre facevo riscaldamento con le mie allieve, hanno cominciato a riaffiorare ricordi ed emozioni. Ho scoperto che quella canzone è indissolubilmente legata al ricordo di uno dei miei primi stage. Riascoltarla oggi, dopo un periodo in cui la mia relazione con la danza orientale ha vissuto alti e bassi, riascoltare quella canzone non è stato un caso, è stato un nuovo spunto. 
Mi sono ritrovata a pensare ai miei primi passi in questa forma d'arte, alle mie prime esperienze come allieva, la sensazione che tutto fosse lì per me da imparare, la gioia di sentire che ogni lezione, ogni stage portava qualcosa di più alla mia danza, la sensazione che ci fosse talmente tanto da imparare che non ce l'avrei mai fatta a conoscere tutto. 
Ero nella prima fase dell'innamoramento, quando tutto è bello, positivo, intrigante, quando danzare ti fa sentire leggera, libera. Quando tutto è nuovo e preludio di scoperte incredibili. 
Poi la danza diventa più "normale", inizia a far parte di te e come nelle relazioni con le persone cominci a scoprirne i "difetti", le difficoltà della vita quotidiana, le musiche diventano parte della routine, la tecnica si fissa e se da una parte sembra di fare meno fatica, dall'altra sembra che si restringa sempre di più il campo delle cose che restano da imparare. Ad un certo punto, diventa sempre più difficile entusiasmarsi, appassionarsi a qualcosa. 
Nonostante tutto ho continuato sempre a fare stage e lezioni, ad approfondire la danza, nelle sue diverse accezioni, a esplorare nuovi modi di intendere la danza. Ma quello che prima mi era facile, quasi naturale, era diventato quasi insopportabile. 
Poi altre strade si sono aperte, ho incontrato nuove persone, nuove danzatrici, nuovi modi di fare danza orientale e la scintilla aveva ravvivato il fuoco, ma non era più come prima. 
L'altro giorno invece riascoltando Fakkarouni, (una delle perle della musica Araba), qualcosa di nuovo è successo: mi sono ritrovata a ri-innamorarmi di nuovo come tanti anni fa, della Danza Orientale. 
Il mio corpo, il mio cuore, la mia mente, hanno ripercorso i passi e la sensazione di gioia totale, quasi infantile, l'emozione che avevo provato quel giorno imparando la coreografia su questa canzone, facendo fatica, ma sentendo la musica scorrere nei miei movimenti, ancora impacciati, ma vissuti.
Stamattina rileggendo il testo della canzone mi sono scoperta a sorridere, quale altra canzone se non una che parlava di memorie e sentimenti mai sopiti, poteva essere la messaggera della rinascita del mio amore per questa danza!? Così ho deciso di scrivere questo nuovo post, forse un po' delirante, (ma in fondo l'amore è in parte delirio, no?), per raccontare a chi come me ha attraversato o sta attraversando un momento burrascoso con la Danza Orientale, che anche quel momento difficile è parte del viaggio nell'apprendimento di una forma d'arte, che anche se può essere difficile e doloroso a volte, quel momento difficile di abbandono e riscoperta, di odio/amore, forse proprio quel momento lì ci permetterà di riassaporare la danza ancora più profondamente. In fondo per essere felici, bisogna aver conosciuto anche la tristezza, e per me, nella danza è un po' così, dopo averla sentita così lontana ricongiungermi di nuovo con lei è un momento fondamentale per fare di me un'artista più completa, una persona più vera e serena. Non perdete la speranza ;) 
Buona danza
Francesca



lunedì 21 novembre 2016

Parole di donna - pensieri su Fatema Mernissi

Ho un poster in casa mia su cui campeggia la scritta "C'è sempre un pezzetto di cielo verso cui si può alzare la testa", mi accoglie ogni volta, quando cammino in corridoio per darmi una nuova visione, una nuova possibilità. 
Le parole sono di una delle mie scrittrici preferite: Fatima o Fatema Mernissi. I suoi libri mi hanno accompagnato fin dai miei studi universitari, ogni volta proponendomi mondi diversi ma vicini, visioni di femminilità contrastanti ma reali e possibili. Mi sono chiesta spesso perchè le parole di questa studiosa, sociologa e scrittrice marocchina, mi siano così vicine e riescano a portare ogni volta una luce nuova nella lettura del femminile e non solo. 
Non so come mai, la mia mente associa la Mernissi a Jane Austen, ma se vado più a fondo entrambe le scrittrici, per me, hanno saputo raccontare un mondo femminile sfaccettato e resiliente, ci hanno offerto e offrono ancora oggi, voce a donne spesso costrette in ruoli univoci e monotoni dalla società, dalla religione, dalla cultura di appartenenza.
Nata in un harem di Fez, la Mernissi ci offre uno sguardo che sa analizzare con spirito critico l'attualità e l'evoluzione del mondo "Medio Orientale", ma allo stesso tempo sa raccontare con leggerezza della forza delle donne, della forza dell'amore, non ci permette di scorrere le parole, senza che si inneschi un pensiero, una riflessione o un ricordo. 
Tra tutti i suoi scritti il mio preferito resta "L'harem e l'Occidente", che però a mio parere va letto dopo "La terrazza proibita", introduzione alle figure femminili che hanno popolato la sua infanzia e hanno influenzato la sua crescita. 
"L'harem e l'Occidente" racconta al lettore di eroine al femminile in una cultura che ci appare esclusivamente maschile, ci parla della bellezza femminile nell'immaginario occidentale, delle differenze tra ciò che costituisce bellezza in "Oriente" e in Occidente, offrendo nell'ultimo capitolo una diversa lettura dei canoni di bellezza occidentali. 
Rileggo ciò che ho appena scritto e mi accorgo che oggi non vi ho detto molto, ma la Mernissi è così, va scoperta, non raccontata, io ho voluto solo offrirvi un po' di parole per incuriosirvi, per offrirvi "... un pezzetto di cielo - diverso - verso cui alzare la testa". 
nota: Fatema Mernissi ci ha lasciati quasi un anno fa, ma le sue parole restano. 
sito ufficiale: http://www.mernissi.net/

giovedì 3 novembre 2016

Bal Anat in Belgium "From many tribes" the legacy of Jamila Salimpour

The 30th of october I was part of the show "Bal Anat" a legacy of the Salimpour School for the first time in Europe. Today's post gathers my first impressions and collects my thoughts after three intense days of rehearsals and the show.



30th october 2016 - Bruxelles.
Until tonight for me "From many tribes", was an article by Jamila Salimpour on the birth of Bal Anat, her concept and show, "born" in San Francisco in the sixties, to bring to the public, in an organic and flowing structure the polyedric world of "Middle Eastern" dances. 
From tonight on it will not be like that anymore, it will never be just a title, but a living and breathing experience,reality. It has become sharing a path, merging of different dance stories, projects and progress, held by man and women that together, on the same stage, using their diversities and experiences, have buildt a show that has talked about dance, love for this discipline, but also of commitment and dedication. 
When Maelle and Suhaila had talked about this idea during a SL2 workshop in Brussels, I thought right away that it was a once in a lifetime chance, but still it was "timely speaking" far away, through a mistical haze, more a dream than reality, something still out to reach. 
But one step at a time things have started to take a more definite shape: the first choreography to learn, the date of the show, the second choreography, the costume...
Everything fell into place, to become alive in a reality that brought us all together (35 dancers from around Europe and USA), on the stage in Brussels with Suhaila, to reiterate the vitality of this idea, this vision: Bal Anat. 
Bal Anat is a show born in a period where everything seemed possible, more free, more beautiful, and being able to keep it alive today, when everything seems marked by divisions and fear of the Other, was a challenge. 
But with the vision and commitment of Maelle and Suhaila we, dancers from two continents, came together on the stage, to represent one of the long-living legacies in the history of Bellydance. 
Today the message and the beauty of this show, for me, goes beyond the beauty of dance in itself, today this show also speaks of openess, sharing of knowledge and experiences, acceptance and welcoming of the other person, but also commitment and hard work, respect for the vision of dance of Jamila and Suhaila, but most of all respect for ourselves, for our potentiality, for our talent and capacities, respect for our dreams. 
This is what dance is for me: growth in my skills, but also in myself, because dance and life go together.
This experience, being part of Bal Anat, being in one of Her tribes, has thought me many things about myself, and it will be not only a beautiful memory, but a live and constant motivation, that shows me what we can achieve if we put ourselves out there and "be the best dancer/person that you can be"

-For the original Jamila Salimpour article http://www.salimpourschool.com/resources/
Maelle Quintart was the organizer of this amazing event https://www.facebook.com/maelledanse

Bal Anat in Belgio "From many tribes" l'eredità di Jamila Salimpour

Il 30 ottobre ho partecipato allo spettacolo "Bal Anat" della scuola Salimpour per la prima volta in Europa, il post di oggi raccoglie le mie impressioni scritte a caldo la sera dopo lo spettacolo e tre giorni intensi di prove.



30 ottobre 2016 - Bruxelles.
Per me fino a stasera "From many tribes" -Da molte tribù-,era un articolo di Jamila Salimpour sulla nascita di Bal Anat, spettacolo e concetto di sua creazione, nato alla fine degli anni sessanta a San Francisco, per portare al pubblico, in maniera organica il poliedrico mondo delle danze del "Medio Oriente". Da stasera però non è più così, non è più solo un titolo per me, ma un'esperienza vissuta, reale, di condivisione di un percorso, il confluire di diverse storie, progetti e progressi di danza di donne che, insieme sullo stesso palco, hanno saputo costruire con le proprie diversità ed esperienze uno spettacolo che ha parlato di danza, di amore per questa disciplina, di impegno e dedizione. 
Quando Maelle e Suhaila hanno parlato per la prima volta di questo progetto due anni fa durante lo stage a Bruxelles, mi era subito sembrata un'occasione unica, ma ancora temporalmente lontana, contornata da un'aura un po' mistica, quasi un sogno, un punto lontano che pare irraggiungibile. 
A poco a poco però le cose hanno iniziato a prendere forma, a definirsi: la prima coreografia da imparare, la scadenza per impararla, la data dello spettacolo, la seconda coreografia, il costume... 
Tutto ha finalmente preso corpo, per confluire in una realtà che ha, alla fine, portato tutte noi (35 provenienti da diverse parti d'Europa e degli Stati Uniti), sul palco a Bruxelles, con Suhaila per reiterare la vitalità di questa idea, di questa visione: Bal Anat. Perchè Bal Anat è uno spettacolo nato in un epoca in cui tutto sembrava possibile, più libero, più bello e riuscire a mantenerlo vivo oggi, in cui tutto sembra segnato da divisioni, paura dell'altro, del confronto, era una sfida. Invece con la visione e l'impegno di Maelle e Suhaila, siamo riuscite a mettere insieme sul palco danzatrici di due continenti per rappresentare una delle eredità più longeve nella storia della danza orientale. 
Oggi il messaggio e la bellezza di questo spettacolo va oltre la bellezza della danza in sè, oggi in questi tempi, questo spettacolo parla di apertura, condivisione di saperi ed esperienze, accettazione accoglienza dell'altro, ma anche impegno e duro lavoro, rispetto per la visione di danza di Jamila e Suhaila Salimpour, ma soprattutto rispetto per noi stesse, rispetto per le nostre potenzialità e capacità, rispetto per i nostri sogni. 
Questo è per me soprattutto la danza: crescita tecnica ma soprattutto personale. 
Questa esperienza, fare parte di Bal Anat, essere parte di una delle tribe che la compongono, mi ha insegnato molte cose su me stessa e sarà per me sempre non solo un bel ricordo, ma uno stimolo vivo e costante di cosa possiamo realizzare se davvero ci mettiamo in gioco e cerchiamo di essere "the best dancer/person you can be". 

Per leggere l'articolo di Jamila Salimpour nella mia traduzione italiana Articoli di Jamila Salimpour
per gli articoli originali http://www.salimpourschool.com/resources/
L'organizzatrice dell'evento è stata Maelle Quintart danzatrice belga e studente della scuola Salimpour https://www.facebook.com/maelledanse

martedì 11 ottobre 2016

E' un classico!!??

Ciao, eccomi qua di nuovo per lasciar scorrere un po' di pensieri e riflessioni in libertà sulla Danza Orientale.
 In quest'ultima settimana si sono insinuate spesso alcune parole nella mia vita di danzatrice: Tradizione, classico, autentico, folklore, stile, tutte parole non esclusivamente pertinenti alla danza, ma che anche nella danza trovano una loro collocazione. Sono parole importanti, che delineano concetti, che formano mondi, ma anche a volte pregiudizi e preconcetti, tentativi di "ingabbiare" in una visione statica una pratica che per sua stessa natura è dinamica e in costante cambiamento. Oggi vorrei solo proporvi degli spunti di lettura o un diverso punto di vista, nessuna certezza, solo condivisione.

La Danza Orientale, (in senso molto ampio quell'insieme di danze che sono praticate a vari livelli in "Medio Oriente"), ha una storia documentata relativamente giovane, spesso sistematizzata al di fuori del suo ambiente originario, (ma di questo parlerò in un altro post), che ha portato con se alcune supposizioni o interpretazioni, con il tempo diventate assiomi. Ci troviamo così a discutere di cosa sia "Classico", qual'è la vera danza "Autentica", quale sia la "Tradizione" e il "Folklore/folclore". Come "etichettare" le nuove evoluzioni, che sono sempre presenti nella storia di tutti i movimenti danzati. Chi mi conosce sa che credo profondamente nel valore delle parole e nel loro uso "consapevole", ma credo sia anche importante mantenere uno sguardo d'insieme quando si parla di un mondo fatto di migliaia di interpretazioni diverse, tante quante forse sono le praticanti di questa danza.

Oggi quindi non intendo svalutare il significato delle parole che ho citato, ma piuttosto vorrei mettere in prospettiva il loro valore rispetto al mondo attuale della Danza Orientale e alla storia di questa nostra danza. 
Tradizione: Il complesso delle memorie, notizie, testimonianze, sia scritte che orali, trasmesse da una generazione all'altra. L'insieme degli usi e costumi trasmessi da una generazione all'altra, fino a costituirsi in regole. Entrambe queste definizioni hanno un presupposto importante alla base, la TRASMISSIONE da una generazione all'altra di usi, notizie, che con il tempo acquisiscono valore e si trasformano in punti saldi, per le società, per le nazioni ma anche per le persone. Ma le tradizioni non nascono "antiche" ma lo diventano con la sedimentazione nelle generazioni che si susseguono. Questo credo sia importante ricordare, quando usiamo questa parola nel contesto della Danza Orientale, ciò che oggi è una tradizione è tale perchè lo è diventata con il tempo e paradossalmente una tradizione sopravvive solo se resta viva nella società in cui si insedia. 
Classico: Di altissimo valore culturale e artistico, tanto da poter essere preso a modello. Opera o autore rappresentativo di una determinata epoca o cultura. Anche questa è una parola molto importante, perchè ci aiuta a mettere un po' di ordine nella storia e nelle notizie che costellano il mondo della Danza Orientale, ma anche qui è utile secondo me, mettere il termine in prospettiva, ciò che oggi noi etichettiamo come classico, spesso "a suo tempo" era una innovazione, se non addirittura una rivoluzione artistica e/o culturale, penso ad artisti come Abdel Wahab, oggi annoverato tra i "classici", ma che a suo tempo invece propose cambiamenti e sconvolgimenti da molti considerati non in linea con la Tradizione della musica Araba. Oggi le sue canzoni sono un Must da conoscere per ogni danzatrice che si rispetti.
Folklore/folclore: L'insieme delle tradizioni popolari e delle loro manifestazioni in quanto oggetto di studio o di interesse. L'aspetto più superficialmente pittoresco di un ambiente o di una situazione. Di questa parola è interessante anche l'etimologia, parola inglese composta di due parole Folk: popolo e Lore: dottrina. Anche questa è una parola che compare spesso nel nostro mondo della Danza Orientale, proprio perchè è una danza che si è sprigionata dal basso, dalla gente, ed è stata "sistematizzata" solo in seguito. Anche qui però, è necessario ricordare che è un termine che può raccogliere in se molte manifestazioni, a volte vicine a volte invece molto lontane dalla "dottrina del popolo". In particolare quando parliamo di Danza Orientale e Folklore dobbiamo ricordare che la danza "popolare" quando è portata sul palcoscenico subisce degli adattamenti, perchè per loro natura le danze popolari non sono nate per essere "guardate" ma per essere danzate, sono di solito quindi composte da strutture semplici e ripetitive, codici motori famigliari e facilmente acquisiti dalle persone che vi partecipano. quando la stessa danza viene "esposta" ad un pubblico non può mantenere la stessa struttura, che risulterebbe poco interessante a chi non partecipa ma guarda soltanto, ma subisce alcune alterazioni (più o meno importanti), viene "Teatralizzata" resa adatta ad una visione passiva e non più alla partecipazione attiva. Questo mutamento non significa necessariamente che abbiamo "tradito la tradizione", ma piuttosto che, nella danza e nelle sue declinazioni è importante conoscere e riconoscere stili e tradizioni, ricordandosi che però tutto ha senso se contestualizzato.  
Oggi vi lascio così, con tutte queste parole e idee con cui giocare, costruire, approfondire, e con una frase di una canzone che ogni volta mi sale alla mente quando penso alla storia e alle tradizioni: "If you know your history, then you will know where you're coming from...".

Definizioni tratte da: Nuovo Devoto Oli Compatto. Dizionario della lingua italiana. Le Monnier
Testo canzone "Buffalo Soldier" Bob Marley.



giovedì 29 settembre 2016

Orientalismo: il fascino dell'esotico

Ecco il primo post per inaugurare questa nuova avventura, il primo argomento che vorrei trattare è una questione che potrebbe essere vista come "puramente accademica", ma che dal mio punto di vista è invece fondamentale: la questione Orientalista, ossia il fascino dell'esotico. Il termine Orientalismo, (proposto da Edward Said nel suo libro omonimo), è un termine famigliare per chi proviene da un percorso universitario simile al mio, è una parola importante, che si riflette anche nel mondo della Danza Orientale, nell'immaginario ad essa sotteso. Ma partiamo dall'inizio, quando noi divulghiamo la Danza Orientale, parliamo non solo di movimento e corpo, ma anche e soprattutto di culture e mondi altri definiti solitamente Medio Orientali. Il termine "geografico" Medio Oriente comprende più o meno involontariamente in se una visione "di parte" è un termine che definisce la posizione di un'area rispetto all'Europa, termine nato quando l'Europa era ancora considerata il centro del mondo, è un termine che presuppone la definizione dell'altro come "contrapposto" a ciò che siamo noi. Quando Said ha proposto il termine Orientalismo faceva proprio riferimento a questa visione, figlia di un retaggio colonialista, che racchiudeva nella parola "Oriente" una visione edulcorata, riassunta in canoni e immaginari dipendenti dalla visione eurocentrica e colonialista, non dalle diverse e molteplici componenti Reali di questi territori, prediligendo invece questa entità/identità di comodo. Ma perché parlare di Orientalismo nella Danza Orientale? Perché questa visione Orientalista è molto più radicata di quanto si pensi, emerge distintamente ogni volta che ci accontentiamo di rappresentare una cultura altra da noi, attraverso stereotipi e preconcetti (noi italiani in questo siamo stati storicamente da entrambe le parti: l'italiano mafia pizza e mandolino ne è un esempio lampante e ancora attuale), emerge ogni volta che decidiamo di proporre questa danza come retaggio di un mondo "antico" fatto esclusivamente di piaceri e bellezza: l'Harem e il Sultano ad esempio, tralasciando gli aspetti di quel mondo che ci risultano scomodi, ostili o semplicemente incomprensibili. Ma se vogliamo davvero rendere onore a questa forma d'arte abbiamo il diritto e il dovere di esplorarne tutti gli aspetti, senza edulcorarne o modificarne la realtà per paura o "comodità". Con questo non voglio dire che non si può utilizzare l'immaginario dell'Harem o del Sultano o le favole leggendarie de "Le mille e una notte" che hanno innegabilmente il loro fascino e la loro bellezza, (ricordo peraltro che "Le mille e una notte" sono una raccolta di racconti di provenienza principalmente Persiana, non Araba), lo possiamo fare, ma con la consapevolezza che stiamo appunto proponendo un sogno, una nostra "Visione" e non ciò che questa danza è oggi in Egitto o in Turchia o in Libano. Per concludere vi propongo una lettura un po' più "leggera" del libro di Edward Said, ma altrettanto interessante, un libro che mi ha accompagnato durante tutto il mio corso di Laurea, il libro di Maxime Rodinson "Il fascino dell'Islam" edizioni Dedalo, in cui Rodinson ci racconta come l'Islam e i suoi territori sono stati studiati nel corso dei secoli da studiosi "occidentali".

mercoledì 28 settembre 2016

Chi sono e perché scrivo di Danza ...

Ciao mi presento, sono Francesca, mi sono avvicinata allo studio della Danza Orientale dopo essermi laureata in Lingue e Letterature Orientali (quadriennale lingua araba) a Ca' Foscari nel febbraio del 2000. La Danza Orientale è entrata ufficialmente nella mia vita nel 1997, durante un soggiorno studio in Yemen, lì per la prima volta, durante i pranzi e le feste a casa di amiche ho scoperto questa incredibile arte, espressione non solo del mondo femminile, ma di cultura/culture che in Occidente liquidiamo grossolanamente con il termine Medio Orientale. 
Sono passati un po' di anni da quel primo incontro e oggi mi ritrovo ancora ad innamorarmi e stupirmi dei meravigliosi mondi che questa Arte custodisce. Non mi dilungo oltre sul mio percorso di formazione, perché lo puoi reperire tranquillamente nel web, lo scopo di questo blog non è infatti raccontare chi sono, ma appunto Pensare la Danza, perché la Danza è pratica, ma è anche pensiero, riflessione, discussione, approfondimento ed è questo il fine principale di questo ennesimo blog sulla Danza Orientale. 
La mia formazione accademica mi ha sempre portato a "guardare oltre" il movimento, e la declinazione storico-culturale dei miei studi mi ha portato ad avere uno sguardo "accademico" che non si accontenta della spiegazione più "appetibile", ma cerca fonti, motivazioni, fatti a supporto di ciò che mi trovo ogni giorno ad imparare, e re-imparare. 
Questo blog vorrebbe diventare, da grande, un luogo di ritrovo, di riflessione, di discussione e di condivisione sulla Danza Orientale nei suoi diversi aspetti. Non possiedo verità assolute e nemmeno mi interessano, ma non sono capace di accettare la frase: "perché è così" come una valida motivazione per sostenere un qualsiasi punto di vista, nella Danza come nella Vita. 
Spero quindi di condividere con te: danzatore, danzatrice, curioso, curiosa :) riflessioni, pensieri e nozioni che possano diventare un punto di partenza, per nuovi Percorsi di Danza.